Anche se su questo argomento ci sono diversi punti di vista, a contendersi la palma di padri fondatori delle primissime e rudimentali cartine geografiche sono gli Antichi Egizi e le prime popolazioni Arabe.
Nonostante questo, gran parte del merito del successivo sviluppo va sicuramente assegnato ai popoli della Grecia, e in particolare allo studioso Eratostene, che introdusse l'uso e il calcolo della latitudine e della longitudine per rappresentare diverse aree geografiche.
Successivamente venne l'epoca del dominio dell'Impero Romano, talmente ricco di studi e scoperte che ancora oggi possiamo ammirare in diversi musei le loro fedeli cartine geografiche delle terre allora conosciute e che via via si apprestavano a conquistare.
Il maggior esponente del periodo romano fu senza dubbio il geografo Pomponio Mela, nato nei pressi di Gilbilterra considerata allora come la fine del mondo delimitata dalle "Colonne d'Ercole"; e proprio per questo mosso da un grande desiderio di conoscienza.
E' a lui attribuita da alcuni infatti la celebre frase con cui i romani delinearono i 'confini' a sud del mondo: 'Hic sunt leones' (Quì ci sono i Leoni), per descrivere il 'pericoloso nulla' del deserto africano.
Ma il periodo di maggior sviluppo e di maggior studio sullo rappresentazione del territorio allora conosciuto, è senza dubbio il Medioevo, a cui ancora oggi sono sopravvissute circa 1100 esemplari di mappe.
Anticamente il termine 'mappa' si riferiva ad un panno di lino utilizzato come tovagliolo sulle tavole patrizie oppure a quello gettato nell'arena dall'imperatore o dai magistrati per dare inizio alle corse.
All'epoca del tardo impero questo nome designava i libri o gli editti scritti su tela; l'uso moderno di questa parola deriva dagli antichi agronomi che definivano 'mappe' ogni rappresentazione grafica di una zona di terreno.

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